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Adonai Sebhatu

Chi sei?

“Mi chiamo Adonai Sebhatu e sono un artista nato e cresciuto a Bologna, con origini eritree. Se proprio devo dire la mia età, ho 34 anni da pochi giorni [ride ndr]; direi che queste sono più o meno tutte le informazioni utili sul mio conto.”

 

 

Cosa intendi quando dici che sei un artista? Di cosa parlano le tue opere?

“Quello che voglio dire è che produco opere d’arte nel vero senso della parola, attraverso la pittura, la scultura e la creazione di installazioni. Non ho un ambito preciso, spesso mi lascio trasportare dal flusso di idee che nascono dai singoli progetti; allo stesso modo non mi piace focalizzarmi su una singola tecnica.

Spesso utilizzo dei materiali di recupero, cercando di dare nuova vita a qualcosa che altrimenti sarebbe stato buttato: è un’attività che ricerco fin da quando ero bambino, da sempre affascinato dall’idea di costruire un oggetto con le mie stesse mani.

Ho iniziato il mio percorso artistico piuttosto tardi e da autodidatta, nel 2012: studiavo Economia Aziendale qui a Bologna, ma ogni giorno di più mi accorgevo di non essere fatto per quella vita.

Per questo ho iniziato a mettere tutto in discussione e, scavando nel mio passato, mi sono rivisto al mio tavolino intento a costruire e disegnare.

Da lì a ritrovarmi a fare le stesse cose, solo ad un tavolo più grande, il passo è stato breve. Devo dire che fin da subito questa drastica scelta di cambiamento ha dato i suoi frutti, e ho ricevuto feedback positivi anche riguardanti le mie prime opere. Da allora la sfida che mi pongo ogni volta che cerco di costruire qualcosa è rispondere alla domanda: “Come posso far sì che gli altri riescano a vedere la stessa bellezza che vedo io negli oggetti abbandonati?”. Ci vuole un grande lavoro sui diversi materiali e sulle loro peculiarità, dato che ogni elemento necessita di attenzioni specifiche e ha degli attributi ben precisi.

In fin dei conti l’arte è ricerca: di tecniche nuove ed innovative, di nuovi spunti di riflessione… Un’opera d’arte sfocia spesso nell’illusione, nella magia.

 

 

Alla luce di tutto questo, qual è la tua mission?

“La mia opinione è che non bisognerebbe dare troppo peso all’obiettivo dell’artista, a quella che viene chiamata mission. L’arte può stare all’interno di qualsiasi cosa che vada oltre alla pura funzionalità oggettiva.

Per esempio, mentre nell’architettura si parte sempre da un problema pratico per poi risolverlo attraverso varie soluzioni di stile e di design, nell’arte si va oltre a tutto ciò, lasciando da parte la parte razionale che è insita in ognuno di noi e a cui spesso tendiamo a dare troppo ascolto.

Se però devo davvero rispondere alla tua domanda, beh, posso dirti che spero di dare alla gente delle possibilità, degli spunti di riflessione che poi la gente può decidere di cogliere oppure no, con libertà assoluta.”

 

Risposta accettata! Restiamo in tema: quali sono gli artisti che più ti hanno influenzato?

“Nonostante sia cresciuto artisticamente da autodidatta, ho avuto la fortuna di conoscere quello che poi sarebbe diventato un mio grande amico, Luca Serio.

E’ stato molto importante nella prima parte del mio percorso, aiutandomi a fare chiarezza su come portare avanti le mie idee: mi ha introdotto al mondo classico e accademico della pittura e della scultura.

Poi diciamo che mi sono emancipato, e ho cominciato a prendere ispirazione da artisti come Olafur Eliasson, Antony Gormley, Anish Kapoor… Mi incantano sempre le opere in grande scala, tanto che un giorno mi piacerebbe diventare un land artist, intervenendo direttamente su grandi spazi come deserti o laghi salati!”

 

Ormai però un po’ di carriera l’hai fatta: qual è stato il tuo progetto più importante?

“Mi ritengo ancora un “emergente”, quindi non mi piace sentire parlare di importanza. E poi oggi, fermi da così tanto tempo, mi sembra tutto così lontano…

Un bel progetto, soprattutto per le grandi dimensioni, è stato quello che ho realizzato all’Autodromo di Imola nel 2019: ho utilizzato molti materiali elettronici di recupero, quella volta cercando di lasciar parlare anche la mia parte razionale.”

In cosa consisteva l’installazione?

“Si trattava di un altorilievo largo più di tre metri e alto due, costruito con schede madri, pezzi di computer, hardware… A guardarlo sembrava un po’ il “Giudizio Universale” di Michelangelo, con due manichini (ovviamente di recupero) che “uscivano” dai circuiti e sembravano andarsi incontro. Poi, con l’aiuto di Riccardo Mengoli, un amico che si occupa di project mapping, la scultura si è animata e ha iniziato a muoversi. Vederla realizzata è stata una grande soddisfazione.”

 

 

Passiamo ora alle domande di rito. Perchè hai scelto DumBO?

“Innanzitutto per lo spazio. Ho bisogno di luce, di aria per dare vita alle mie opere e qui ho trovato tutto quello di cui avevo bisogno. Poi, non secondario, qui ogni giorno posso lavorare fianco a fianco con tante persone piene di idee, di spunti, di energia. C’è un bel potenziale qui dentro, sapete?”

 

[Sentiamo qualcosa muoversi dietro di noi] E lei chi è?

“Si chiama Dana, e mi è stata data in adozione da un privato per cui stavo lavorando, creando un affresco. Non era mia intenzione prendere un cane ma vedi, a volte il lavoro dell’artista può essere un po’ solitario, e lei mi tiene compagnia.”

 

Ce l’hai fatta, sei arrivato alla fatidica domanda: se Adonai fosse una canzone, quale sarebbe?

“Porto un nome pesante, perchè è il modo in cui gli ebrei si rivolgevano a Dio, non potendo pronunciare il suo vero nome. Esistono quindi molte canzoni che dicono “Prega Adonai”, ma non le ho mai ascoltate perchè avendo un ego smisurato poi mi potrebbero venire strane idee.

Quindi se dovessi essere una canzone… Mmmh, scelta difficile. Mi piace molto il rap, ma se proprio devo scegliere vado con il jazz. Ecco, ho deciso: Miles Davis!

 

 

 

ESPOSIZIONI COLLETTIVE

2019 Le stanze del Contemporaneo, vincitori della XI edizione del Premio Nocivelli, a cura di Daniele Astrologo, Palazzo Martinengo, Brescia – 2016 Esposizione collettiva “Linea di Contorno” Complesso monumentale di Santa Sofia Salerno, a cura di Marcello Francolini e Fabio Avella – 2016 Esposizione collettiva “VERNETZ ” Kunstraum Teiggi 2.0 ( Lucerna- Svizzera) – 2016 Esposizione SETUP Contemporary Artfair Autostazione di Bologna, Piazza XX Settembre , Galleria B4 – 2015 Esposizione collettiva “NEI MEANDRI DELLA BELLEZZA”, Galleria del Carbone, Norimberga (Germania) – 2014Esposizione collettiva “NOEMA, la terza rappresentazione, il limite percettivo del visibile”, Galleria del Carbone, Ferrara – 2014 Esposizione concorso “ Memorie di ferro ”, Fiera Milano-Rho, Milano – 2014 Esposizione “Green-Tech Fest, Palazzo dei Congressi, Pisa -2013 Esposizione mostra “Senza Atomica”, Palazzo d’Accursio, Bologna – 2013 Esposizione concorso “ Who Art You? ”, Milano – 2013 Performance “Gestualmente”presso spazio unico Bologna. Esposizione semipermanente presso spazio unico Bologna

PREMI

2019 Vincitore Coppa Luigi della XI edizione del Premio Nocivelli, sezione pittura – 2014 Finalista concorso “Memorie di ferro ”, Fiera Milano-Rho, Milano – 2014 Vincitore “ Green-Tech Fest ”, Palazzo dei Congressi, Pisa – 2013 Finalista concorso “ Who Art You? ”, Milano

PERSONALI

2017 “Ipotesi di Piano” Galleria B4 Bologna

 

Contatti

Sito web: https://adonaisebhatu.com/
Facebook: AdonaiSebhatuArt
Instagram: adonaisebhatu

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