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Gruppo_fondatori

Eventeria: “pensiamo a nuovi canali di fruizione”

Riprogettare gli eventi da zero a partire da nuove modalità di fruizione. Sfruttare l’avvicinamento al digitale che giocoforza le persone hanno avuto in questo periodo di emergenza e trasformare in soluzione concreta l’idea che se il pubblico non può venire all’evento, l’evento deve andare al pubblico. Questa è una delle sfide che si trova ad affrontare Eventeria al tempo del Covid, la realtà legata a doppio filo al Distretto DumBO, visto che il suo fondatore, Andrea Giotti, è anche AD di Open Event, la società che gestisce lo spazio che ha ridato vita all’ex scalo ferroviario Ravone.

Eventeria è un’agenzia di organizzazione eventi e di comunicazione, eventi destinati a un pubblico finale o per conto di imprese. Si occupa anche di attività di fundraising per iniziative culturali e non solo. Per Andrea è arrivato il momento di “ripensare la modalità di fruizione, ma anche i canali. Questa è l’attività che ci ha tenuto impegnati in queste settimane di sospensione e che abbiamo pensato con altre realtà del Distretto DumBO, una tra tutti Apparati Effimeri. Anche in questo caso, come nel suo dna, Eventeria cerca di individuare un’opportunità di sviluppo e fa da catalizzatore per le energie necessarie a coglierla, coordinando un pool di aziende che possa dedicarsi e offrire un servizio di streaming per eventi che avvengono nel distretto stesso o ovunque ce ne sia bisogno”.
È un po’ il ruolo principale che Eventeria più in generale ha giocato in questi anni, quella di snodo di una rete, di perno che valorizza le esperienze e le competenze nei diversi campi. D’altra parte, l’agenzia nasce proprio dalla passione di Andrea Giotti per l’organizzazione dei processi, oltre che da quella per la musica. “Eventeria è nata nel 2011, da mie esperienze precedenti, lavoro in questo campo da una ventina d’anni, sono stato presidente dell’associazione culturale Shape nei suoi primi anni e faccio ancora parte del direttivo. Quando ho visto l’allargamento degli orizzonti e delle possibilità lavorative ho deciso di fondare una società che si occupasse non esclusivamente della promozione di eventi culturali ma che si potesse dedicare alle esigenze del mercato.”

Chiediamo ad Andrea una valutazione di come sia cambiato, in questo decennio, il lavoro in questo settore. “I cambiamenti più radicali sono avvenuti nella comunicazione. La tipologia di eventi che si organizzava dieci anni fa può essere simile a quella che si organizza adesso, invece è cambiato il modo di comunicare, il ruolo dei canali di comunicazione digitali era marginale, adesso è assolutamente centrale”. Trasformazioni ci sono state anche nell’organizzazione di eventi per i brand, prosegue Andrea: “il brand era una sorta di mecenate che sceglieva a seconda della sensibilità del manager di turno un evento o un altro, da sostenere in cambio di una sommaria visibilità del marchio. Nel corso degli anni, per via dei budget sempre più ridotti ma anche per un approccio diverso, il brand è diventato una sorta di partner che sposa un evento per elaborare e produrre dei contenuti originali, insieme all’organizzatore, sfruttandone la creatività per un ritorno che sia molto più emozionale da una parte e valutabile quantitativamente dall’altra. Adesso tutti i progetti che si fanno per i brand sono in qualche modo da costruire insieme e in generale delle attività ad hoc”. Spesso si tratta di eventi monomarca “in modo da collegare un’esperienza alla percezione del marchio, cosa diversa da associare il marchio a qualcosa di già esistente, come si faceva un tempo”.

Tornando al presente, certo la realtà di chi opera in ambito culturale in questo momento è davvero difficile: “Lo sforzo di tutti è quello di immaginare delle attività che possano svolgersi in questo periodo di convivenza con il virus, che non sarà né semplice né breve, per fare sì che non si pregiudichino al 100% le attività che fanno parte del nostro lavoro” e la riflessione di Andrea prosegue: “Allo stato attuale quello che possiamo pensare, in mancanza di informazioni certe, è che tutte le attività che portano assembramento saranno sospese. In mancanza di svolte sanitarie, la fase 2 potrebbe presentarsi quasi più difficile della fase 1, potrebbe durare tanto tempo e potrebbe cristallizzare una situazione molto deficitaria, e soprattutto la fase tre arriverà solo, molto probabilmente, con l’anno nuovo.” Ma il Distretto DumBO è comunque al lavoro, a caccia di nuove idee.

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