BeeBo
Lasciarsi guidare dalle api
BeeBo: le api bolognesi di Zeid Nablusi a DumBO
L’azienda apistica BeeBo produce miele biologico realizzato senza prodotti chimici su fioriture di tante piante diverse e le sue api sono bolognesi doc con circa 250 arnie diffuse sul territorio collinare e ora sempre più urbano. L’apicoltore che se ne occupa è Zeid Nablusi che non è solo produttore, ma cerca di diffondere una didattica consapevole sul mondo delle api, nei vari luoghi, più o meno consueti, dove struttura i suoi percorsi, unendo a questi consapevolezza e ricerca scientifica.
Raccontateci un po’ di più su BeeBo: come nasce il progetto e cosa vi distingue nel mondo dell’apicoltura?
BeeBo nasce dal desiderio di riportare le api nei luoghi abitati, rendendole protagoniste di un nuovo patto tra uomo e natura. Il progetto prende forma nel 2012 e diventa realtà nel 2021, con l’obiettivo di coniugare apicoltura urbana, biomonitoraggio ambientale e percorsi educativi. Ci distingue l’approccio integrato: produciamo miele biologico, ma le api per noi sono anche sentinelle ecologiche e strumenti di sensibilizzazione.
BeeBo organizza laboratori per bambini e attività di team building. Come è nata l’idea di unire apicoltura e didattica? Qual è l’obiettivo di questi percorsi?
Tutto è nato dalla necessità di far vedere da vicino ciò che spesso si conosce solo nei libri: la vita dell’alveare. Vogliamo offrire esperienze immersive che stimolino la curiosità e la consapevolezza, sia nei bambini che negli adulti. I nostri laboratori sono occasioni per imparare facendo, toccando, osservando: costruire un telaio, accendere una candela di cera, osservare le api in sicurezza.
Perché avete scelto DumBO come vostro spazio?
DumBO è un crocevia creativo, accessibile, in continua trasformazione. Cercavamo un luogo che potesse parlare a tutte le età e provenienze, e DumBO è perfetto per questo. Ci permette di unire la parte agricola con quella urbana, sociale, culturale.
C’è qualche progetto o iniziativa che avete sviluppato all’interno di DumBO di cui siete particolarmente orgogliosi?
Sì, il progetto si chiama p.orto: un gioco di parole che richiama sia l’orto urbano che l’idea di approdo. È uno spazio condiviso dove natura, cultura e comunità si incontrano. Include l’apiario didattico, ma anche un piccolo orto sinergico e uno spazio di incontro. È un luogo aperto, pensato per far nascere relazioni e prendersi cura insieme del territorio.
C’è qualche aneddoto o momento particolare legato al lavoro con le api che vi piacerebbe condividere?
Una volta, durante una visita, una bambina ha detto: “Le api sono come una città: ognuna sa cosa fare senza che nessuno glielo dica”. Ci ha colpito molto, perché coglie l’essenza dell’alveare e del nostro modo di lavorare: ogni elemento ha valore se è parte di una rete viva.
Se BeeBo fosse una canzone, quale sarebbe?
Forse La Cura di Battiato. Perché parla di attenzione, delicatezza e rispetto. È questo il nostro modo di stare nel mondo e con le api: prendersi cura per essere ricambiati.”
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