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Fairbnb.coop: una piattaforma per il turismo equo

Una piattaforma cooperativa per il turismo che finanzia iniziative e progetti locali: tutto questo è Fairbnb.coop, realtà parte del Distretto DumBO.
Colpita dall’emergenza Covid-19, ha pensato a come mettersi anche ora al servizio della comunità e ha trovato questa formula: prenotando ora un soggiorno da fruire in futuro, il 50% della commissione è destinato ai fondi per l’emergenza.
La visione della cooperativa, condivisa da diversi gruppi in altre città europee, è chiara: essere un’alternativa rispetto alle forme diffuse di prenotazioni turistiche, dando valore alle persone e allo sviluppo dei territori invece che al profitto.
Il lancio ufficiale di Fairbnb.coop era previsto proprio per giugno, è quindi slittato in attesa dell’uscita dalla emergenza. Da novembre 2019 una parte della piattaforma è aperta a alcuni utenti per migliorare la piattaforma e capire le esigenze delle comunità. Ora il lavoro si concentra sullo sviluppo del network (le città in cui Fairbnb.coop è già presente sono in Italia, oltre Bologna, Venezia e Genova) e su un ripensamento collettivo dedicato a quello che può essere il turismo, per fare in modo che invece di generare degli effetti negativi porti prosperità diffusa.

La data di nascita della cooperativa, che raccoglie una decina di persone, risale a fine 2018. Ne abbiamo parlato con uno dei fondatori, Damiano Avellino. “Siamo partiti come movimento con l’obiettivo di creare un’alternativa equa alle piattaforme esistenti. Diversi gruppi, a Bologna, Amsterdam, Venezia, Barcellona, stavano lavorando su un progetto simile, con alcune sfumature. Noi a Bologna ci siamo più concentrati sulla redistribuzione del valore, il gruppo di Amsterdam era più concentrato sul ridurre gli effetti negativi sul territorio di questo turismo a breve termine”. Damiano ripercorre i rapidi cambiamenti che hanno portato le piattaforme per il turismo da strumento per affittare una stanza o una seconda casa a strumento per proprietari di intere palazzine o di patrimoni immobiliari importanti, generando fenomeni di gentrificazione, contribuendo a rendere difficile a studenti e lavoratori trovare affitti a lungo termine a prezzi accessibili. “Oltre a questo problema, ci siamo poi posti quello dell’estrazione del valore. Usando le piattaforme digitali c’è sempre un’estrazione del valore, in particolare tramite la commissione che di solito vola dall’altra parte dell’oceano, nelle tasche dei grandi investitori, senza essere tassate correttamente nel paese in cui l’attività si svolge. Il nostro progetto nasce inizialmente con un manifesto politico, poi è nata la cooperativa”. Ma cosa rende la piattaforma diversa ed eticamente sostenibile? I suoi due obiettivi: limitare gli effetti negativi dell’eccesso di turismo e reinvestire una parte di commissione in progetti sociali sul territorio. “Nelle città molto turistiche”, precisa Damiano, “abbiamo la regola un host una casa proprio per evitare i mega host che inflazionano maggiormente il mercato. Cerchiamo di sviluppare accordi con i Comuni, condividendo con loro i dati per capire per esempio come poter distribuire maggiormente il flusso turistico, evitando gli eccessi. L’altro fronte su cui ci concentriamo è produrre degli effetti positivi sul territorio, redistribuendo la commissione: metà di questa torna alla collettività tramite il finanziamento di progetti sociali”. Un modello in cui tutti i protagonisti sono vincenti, l’host guadagna, il viaggiatore anche trovando prezzi uguali a quelli offerti dalle altre piattaforme, la commissione – pari al 15% – va al 50% a pagare il lavoro della piattaforma, mentre il restante 50% viene donato a progetti sociali sul territorio, a beneficio del territorio.

Per Fairbnb,coop non è importante solo cosa si fa ma anche come lo si fa e questo ha anche a che fare con la scelta di DumBO come nuova sede. È ancora Damiano a spiegarcelo: “Ci basiamo sui principi cooperativisti proprio per riuscire a raggiungere i nostri obiettivi: creare un movimento e un’azione collettiva, una piattaforma come bene comune. Abbiamo ricevuto centinaia e centinaia di messaggi di supporto di persone che ci vogliono aiutare, piano piano le stiamo includendo, vogliamo diventare nel tempo un’organizzazione distribuita, capace di creare dei cambiamenti, a livello locale e quindi anche a livello globale”. Anche la scelta di DumBO va in questa direzione: “L’idea di stare in un posto con tante altre esperienze in ambiti differenti, capaci comunque di creare valore condiviso, ci ha subito interessato. Noi vorremmo cercare di dare un contributo su alcune discussioni che sono importanti per il contemporaneo e l’idea di DumBO come laboratorio per ripensare alcune questioni ci sembra stimolante. In più, abbiamo bisogno di fare dei percorsi di prossimità: ci occupiamo di piattaforme digitali e online ma a rivelarsi più importante sono poi i rapporti personali, le esperienze relazionali e di prossimità. Ora speriamo che si risolva presto questa situazione, anche per tornare a lavorare nel nostro spazio insieme a tutte le altre realtà.”

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